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Bodyterranean. Quando il corpo diventa musica. Il racconto della mia esperienza al Teatro Manoel

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Ci sono spettacoli che si guardano. E poi ce ne sono altri che si attraversano, che ti attraversano, che ti risuonano addosso anche quando le luci si riaccendono. Lo spettacolo Bodyterranean - Music Without Instruments appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Cibo per l'anima, direbbe qualcuno.

Qualche settimana fa ho avuto l'opportunità di assistere a questo progetto al magnifico Teatro Manoel, uno dei teatri storici e più affascinanti di Malta e l’esperienza è stata intensa, fisica, mistica, quasi rituale.

Raccontare Malta attraverso l’arte è parte del mio modo di viverla. Questo spettacolo mi ha offerto una chiave preziosa per capire quanto l’isola sia capace di accogliere e rielaborare linguaggi profondamente mediterranei, facendoli propri e restituendoli al pubblico in una forma viva, contemporanea e autentica.


Il Teatro Manoel ha accolto lo spettacolo Bodyterranean nelle serate del 7 e 8 febbraio 2026. Foto Esplorando Malta


Foto Esplorando Malta


Bodyterranean – Music Without Instruments


Bodyterranean è un progetto ideato e diretto da Simone Mongelli, musicista e antropologo della musica. Leggendo le note biografiche del libricino del programma di sala si denota che la sua formazione attraversa mondi diversi, dall’antropologia musicale e gli studi accademici, dal Conservatorio, alle collaborazioni internazionali in vari generi musicali. Fino a un lungo lavoro trasversale negli ambiti delle arti visuali, della danza, nell'organizzazione di festival folk tra Grecia ed Italia. Vedere questo artista sul palco aiuta a comprendere come egli non sia un semplice interprete, ma quasi un mediatore tra diverse culture che vengono riporte all'essenza, al suono. Da quanto ho potuto osservare durante lo spettacolo e in letture fatte in rete è come se Bodyterranean si proponga di condurre lo spettatore all'origine, al gesto primario, al corpo come primo archivio sonoro dell’umanità. Concordo. Guardando Simone in scena, colpisce la sua presenza nella direzione dell’intero gruppo, una presenza che non sovrasta gli altri membri, ma che si integra con naturalezza, lasciando spazio alle individualità e costruendo un equilibrio collettivo. Ogni battito, ogni pausa sembra avere un peso preciso ed ogni movimento, studiato e pensato, frutto di ricerca e ascolto profondo delle culture mediterranee, fluisce con naturalezza.


Continuando nella lettura del programma di sala si evince che Bodyterranean è, in questo senso, anche un ritratto artistico degli altri membri del progetto, riflettendone il percorso umano e musicale, fatto di attraversamenti, contaminazioni e radici condivise.

Le biografie raccontano un un gruppo eterogeneo, composto da voci, performer e musicisti provenienti da contesti formativi diversi, uniti da una profonda attenzione alla tradizione orale, alla ricerca sul campo e a una pratica artistica che mette il corpo al centro come luogo di memoria, relazione e trasformazione.



ll progetto Bodyterranean parte da un’idea disarmante nella sua semplicità e potentissima nella sua resa, eliminare lo strumento musicale per tornare al corpo. Mani che battono, piedi che scandiscono il tempo, voci che si intrecciano fino a diventare melodia, respiro che si fa ritmo. Tutto prende forma dal corpo, che diventa al tempo stesso strumento, archivio vivente e memoria condivisa.


Il titolo stesso è un manifesto di intenzioni Body + Mediterranean. Un viaggio sonoro che attraversa Grecia, Sud Italia, Creta, Macedonia, fino ad arrivare a Malta, unendo tradizioni popolari, canti arcaici e composizioni contemporanee.


Foto Esplorando Malta


L’ingresso in sala e il corpo come linguaggio universale


Entrare al Teatro Manoel per uno spettacolo come questo crea subito un cortocircuito (un cortocircuito buono) visivo. L’eleganza barocca della sala contrasta con l’essenzialità della scena. Non ci sono strumenti, niente scenografie complesse. Solo corpi, luce e spazio. In sala il pubblico osserva, ascolta, si prepara. È chiaro fin da subito che non si assisterà a un concerto nel senso tradizionale del termine, ma a qualcosa di diverso, che chiede presenza e attenzione, e che si avvicina più a un’esperienza intima e condivisa che a una semplice esecuzione musicale.


Dal primo solo, o taximi, introduttivo è subito evidente che Bodyterranean sia uno spettacolo non chiede di essere compreso razionalmente, ma attraversato con i sensi. I performer costruiscono paesaggi sonori che nascono dal battito dei palmi delle mani sul proprio corpo, dal passo che tocca il palco, dal gesto che si ripete e si trasforma, dando vita a una musica che prende forma davanti agli occhi prima ancora che nelle orecchie. Ogni brano diventa una micro-narrazione, un frammento di vita che richiama temi come la migrazione, l’amore, la perdita, la maternità e il senso di appartenenza, elementi profondamente radicati nella cultura mediterranea ma capaci di parlare a chiunque, indipendentemente dalla provenienza. La forza dello spettacolo risiede proprio in questa dimensione universale: non è necessario comprendere ogni parola cantata in greco, griko o maltese, perché il significato passa attraverso il ritmo che si ripete, il corpo che vibra e l’energia condivisa tra palco e platea. Sembra di essere arrivati in un posto nuovo senza conoscere la lingua, ma di comprendersi comunque, attraverso i gesti, i silenzi e un ritmo condiviso che rende immediatamente familiare ciò che, solo in apparenza, è sconosciuto.

È un linguaggio diretto, primordiale, che trascende il sonoro e trasforma l’ascolto in un’esperienza emotiva e collettiva, mediterranea.


Una coralità che attraversa il Mediterraneo e parla anche maltese


Fin dai primi momenti dello spettacolo, voci femminili intense e riconoscibili si intrecciano a una presenza maschile che non impone, ma sostiene e dialoga, contribuendo a creare un equilibrio scenico fatto di scambi continui e attenzione collettiva. Nel corso dello spettacolo, la dimensione corale di Bodyterranean si arricchisce di un elemento fondamentale, la presenza maltese non come semplice contributo locale, ma come parte viva dell’identità dello spettacolo. Le voci di Mariele Zammit e Doreen Galea, così diverse per timbro ed esperienza, introducono infatti una profondità emotiva che dialoga con il resto del gruppo e amplia ulteriormente l’orizzonte mediterraneo del progetto.

La presenza delle performers maltesi non interrompe il flusso narrativo dello spettacolo, ma lo arricchisce, facendo sì che Malta non appaia come una semplice tappa geografica, bensì come un luogo di incontro e rielaborazione di significati. Come l'arrangiamento della composizione di Dominic Galea sul poema del XX Secolo di Ruzar Briffa che racconta il simbolico grido di un bambino strappato dalla madre e dalla sua famiglia.


In questo equilibrio tra voci, corpi e storie, Bodyterranean riesce a restituire un immaginario di Mediterraneo multicurale. Nelle musiche e danze tradizionali greche, macedoni o italiane, anche l’identità maltese trova spazio e risonanza negli arrangiamenti proposti.


Foto Esplorando Malta


Foto Esplorando Malta


Bodyterranean, un’esperienza culturale che racconta Malta attraverso il ritmo


E proprio Malta, con la sua storia di passaggi, contaminazioni e stratificazioni culturali, è il contesto ideale per accogliere Bodyterranean. Migliaia di storie che si perdono e si ritrovano negli intrecci umani, dissipandosi tra le strade dell’isola.

Non si tratta solo di assistere a una performance, ma di vivere un’esperienza che coinvolge il corpo e l’ascolto, capace di unire ricerca artistica e immediatezza emotiva. Uno spettacolo che invita a partecipare, a lasciarsi attraversare dal ritmo e dalle voci, rendendo la musica un linguaggio condiviso.


Uscendo dal teatro, la sensazione è quella di portare con sé qualcosa che continua a vibrare anche fuori dalla sala, sulla pelle, tamburellando le mani sulle gambe oppure sul tavolo.


È proprio questo il valore di serate come quella che ho descitto nel presente articolo senza alcuna velleita' di critica musicale o di giudizio di valore. Questo articolo, scritto con lo scopo di raccontare una esperienza e di condividere la sua percezione sensoriale, si propone anche di ricordare che la cultura non è solo intrattenimento, ma un modo autentico di entrare in relazione con l’isola e con le storie che la abitano. E che la musica, i suoni, la parola rappresentano strumenti che, da sempre, hanno permesso agli essere viventi di esistere. Insieme. Oltre le barriere, oltre i confini.


Per chi vive a Malta, o per chi la esplora con curiosità, questo spettacolo è un promemoria potente che ci ricorda che musica è identità condivisa.


E raccontare esperienze come questa è esattamente ciò che propongo su Esplorando Malta. Seguire le tracce lasciate da eventi, incontri e linguaggi artistici che aiutano a comprendere l’isola non solo per ciò che mostra, ma per ciò che trasmette, vibra e mette in relazione.


Lo spettacolo Bodyterranean - Music Without Instruments si è svolto il 7 e 8 Febbraio 2026 al Teatro Manoel.


Potrete trovare maggiori informazioni sul progetto Bodyterranean alla pagina IG Bodyterranean_theshow


Foto Esplorando Malta


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